martedì 27 marzo 2018

Entrando nel bosco (Ko Un)

Susan Hall, Listen, olio su pannello, 2012, collezione privata



Il bosco era oscuro.
Il bambino che era con me
mi strinse forte la mano.
Lui ed io diventammo uno.
Non avevamo parole.
Ci addentrammo ancora di più.
Eccola!
La mia fanciullezza rimasta immutata.
Un cucciolo di cervo corse via.

in Ko Un, L'isola che canta; Lietocolle, 2009

lunedì 19 marzo 2018

Il colore azzurro degli alberi (Alda Merini)

Bosco di betulle, Gustav Klimt ,1902


Il colore azzurro degli alberi
nella corteccia rovente,
il colore piano del muschio
protetto da ogni dolore,
il colore chiaro del legno
che alza il suo cuore cantando
nell'inno dei cieli,
quel colore che si leva nel vento
e parla col tuo Signore
l'antico messaggio segreto
della creazione del caos,
la parola nuda del servo
che inneggia al Dio salvatore,
e le piccole pieghe ed i ricci
e ciò che cade
dall'albero antico,
fortifica tutte le zolle
che hai dentro al cuore,
fortifica tutte le cose
le cose d'amore.

(da Poesia è Vita)

particolare

lunedì 12 marzo 2018

Poetica (Cesare Pavese)



Il ragazzo s’è accorto che l’albero vive.
Se le tenere foglie si schiudono a forza
una luce, rompendo spietate, la dura corteccia
deve troppo soffrire. Pure vive in silenzio.
Tutto il mondo è coperto di piante che soffrono
nella luce, e non s’ode nemmeno un sospiro.
E’ una tenera luce. Il ragazzo non sa
donde venga, è già sera; ma ogni tronco rileva
sopra un magico fondo. Dopo un attimo è buio.

Il ragazzo – qualcuno rimane ragazzo
troppo tempo – che aveva paura dei buio,
va per strada e non bada alle case imbrunite
nel crepuscolo. Piega la testa in ascolto
di un ricordo remoto. Nelle strade deserte
come piazze, s’accumula un grave silenzio.
Il passante potrebbe esser solo in un bosco,
dove gli alberi fossero enormi. La luce
con un brivido corre i lampioni. Le case
abbagliate traspaiono nel vapore azzurrino,
e il ragazzo alza gli occhi. Quel silenzio remoto
che stringeva il respiro al passante, è fiorito
nella luce improvvisa. Sono gli alberi antichi
del ragazzo. E la luce è l’incanto d’allora.

E comincia, nel diafano cerchio, qualcuno
a passare in silenzio. Per la strada nessuno
mai rivela la pena che gli morde la vita.
Vanno svelti, ciascuno come assorto nel passo,
e grandi ombre barcollano. Hanno visi solcati
e le occhiaie dolenti, ma nessuno si lagna.
Tutta quanta la notte, nella luce azzurrina,
vanno come in un bosco, tra le case infinite.

lunedì 5 marzo 2018

Io sono verticale (Sylvia Plath)




Io sono verticale 
Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un'aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell'uno la lunga vita, dell'altra mi manca l'audacia.

Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu' perfetto -
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu' naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.


Pubblicata nell'estate del 1961 nel "Critial Quarterly" e inclusa in Crossing the Water. 


I Am Vertical

But I would rather be horizontal.
I am not a tree with my root in the soil
Sucking up minerals and motherly love
So that each March I may gleam into leaf,
Nor am I the beauty of a garden bed
Attracting my share of Ahs and spectacularly painted,
Unknowing I must soon unpetal.
Compared with me, a tree is immortal
And a flower-head not tall, but more startling,
And I want the one's longevity and the other's daring.

Tonight, in the infinitesimallight of the stars,
The trees and the flowers have been strewing their cool odors.
I walk among them, but none of them are noticing.
Sometimes I think that when I am sleeping
I must most perfectly resemble them--
Thoughts gone dim.
It is more natural to me, lying down.
Then the sky and I are in open conversation,
And I shall be useful when I lie down finally:
Then the trees may touch me for once, and the flowers have time for me.

giovedì 1 marzo 2018

Se ho scritto è per pensiero (Antonella Anedda)



Se ho scritto è per pensiero
perché ero in pensiero per la vita
per gli esseri felici
stretti nell’ombra della sera
per la sera che di colpo crollava sulle nuche.
Scrivevo per la pietà del buio
per ogni creatura che indietreggia
con la schiena premuta a una ringhiera
per l’attesa marina – senza grido – infinita.
Scrivi, dico a me stessa
e scrivo io per avanzare più sola nell’enigma
perché gli occhi mi allarmano
e mio è il silenzio dei passi, mia la luce deserta
– da brughiera –
sulla terra del viale.
Scrivi perché nulla è difeso e la parola bosco
trema più fragile del bosco, senza rami né uccelli
perché solo il coraggio può scavare
in alto la pazienza
fino a togliere peso
al peso nero del prato.

da Notti di pace occidentale (Donzelli, 1999)



lunedì 26 febbraio 2018

La libellula (frammento audio) e altre poesie di Amelia Rosselli

Amelia Rosselli alla finestra della sua casa di Via del Corallo foto di Dino Ignani
***



da La libellula, 1958

****

Negli alberi fruttiferi della vita si
dibatteva l’ultima mosca. Un ribelle
disfatto dalla sua propria disposizione
al bene si sorvegliava ansioso di finirla
con il male. Il mondo sorvegliava molto
stanco della prigionia. La sua propria
disposizione al bene lo imprigionava.

Dans les arbres fruitiers de la vie se
débattait la dernière mouche. Un rebelle
défait par sa propre disposition
au bien se surveillait impatient d’en finir
avec le mal. Le monde surveillait très
las de l’emprisonnement. Sa propre
disposition au bien l’emprisonnait.

***

Per tutto l’inverno che fu come un gelo tra le
tue braccia io fuggivo desolata per una vasta, grande
pianura color ambra. Non era per gelosia che sfumavano
le grandi ombre dei grattacieli; non era per il
gelo che io disdegnavo l’amico. Disegnavo attentamente
grandi trionfi che sfumavano anch’essi al primo
vano apparire del sole. Il sole forse era la tua
ombra sagace e sadica, la tua mano era piena di ombre
e i tuoi occhi simulavano la rapina, il sale e
i trionfi.

Arrestandomi su dei marciapiedi guardavo attentamente
muoversi il fiume. Non era chiaro se la città
si vendicasse!

Pendant tout l’hiver qui fut comme un gel entre tes
bras je fuyais désolée à travers une vaste, grande
plaine couleur ambre. Ce n’était pas par jalousie que s’estompaient
les grandes ombres des gratte-ciels ; ce n’était pas à cause du
gel que je dédaignais l’ami. Je dépeignais attentivement
de grands triomphes qui s’estompaient eux aussi à la première
vaine apparition du soleil. Le soleil peut-être était ton
ombre sagace et sadique, ta main était pleine d’ombres
et tes yeux simulaient le braquage, le sel et
les triomphes.

En m’arrêtant sur des trottoirs je regardais attentivement
le fleuve se mouvoir. Il n’était pas clair que la ville
se vengeât !


Amelia Rosselli, Variazioni (1960-1961) in Variazioni Belliche, Le poesie, Garzanti, 1997  ried. 2007

*****

C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.
C’è come un rosso nell'albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch'essi pesano.
Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

da "Documento", 1976

*******


L’immaginazione torturata si tormentava
gli idilli nascevano e si tramutavano
in fantascientifico dubbio o nausea
e l’amore era un gioco di scacchi.

Il fantasma che regnava nella casa vuota
il fiero dedicarsi ai combattimenti
tutto prendeva una piega imprevista
se il dolor di capo ricominciava.

È nel voler dar fiducia e nel dover
toglierla, il perpetuo scacco della
regina: non ha fiducia, né può darla
mentre i lustrascarpe s’industriano.

Gli alberi assassini s’accovacciano,
foglie libere e deliberate hanno conti
aperti col vento; e l’ira della regina
si tramuta in angoscia col vento!

Il vento stesso si tramuta in libidine
col vento!


da “Documento” (1966-1973), in “Amelia Rosselli, Le poesie”, Garzanti, 1977

*********


Non so quale nuovo rigore m’abbia portato a voi, case del
terreno nero. La stesura dei campi vi spinge sul limite dei viali
appena inalberati. Tra i cespugli torti le case s’innalzano violente.
Rompe il muro un fuoco d’erbe accese.
Ha le dita prese dal fastidio la luna, piena la notte, incomoda
giù per i balconi nuovi. E’ tremante il quartiere d’ingiuria.
La collina sciupa il nodo del sole.

da Prime prose italiane (1954)

lunedì 19 febbraio 2018

La notte dell'armonia (Marcia Theophilo)


un film di Maria Korporal da una poesia di Marcia Theophilo




Nella foresta esistono 
più occhi che foglie
più cuori che pietre
è la notte dell'armonia
una notte soltanto
una notte dell'anno
e non si sa quale
i cuori di tutti gli animali
si accendono luminosi
scompaiono i corpi
e tante luci vagano nel bosco
quante le stelle nel cielo
è la notte dell'armonia
non si divorano, né si conoscono
si incontrano il giaguaro e il tapiro
il coccodrillo e il pirarucù
il tucano e l'anaconda
la farfalla e l'iguana 
il falco reale e il macaco
è la notte dell'armonia
per una notte soltanto
nella foresta esistono
più occhi che foglie
più cuori che pietre.

giovedì 15 febbraio 2018

La voce della notte -tanka (Littoria Gandolfi)

Kerry Darlington painting 


Vorrei udire
la voce della notte
Dentro un albero

L'indomani vedere
un fiore aprirsi al sole

lunedì 12 febbraio 2018

Aprire la finestra (Antonella Anedda)





aprire la finestra
davanti a questo abete, guardarlo bene
in tutto il suo splendore, ascoltarne
il torrente invisibile di foglie
il suo scroscio nell'aria del mattino.

da Il catalogo della gioia, Donzelli Editore, 2003

lunedì 5 febbraio 2018

C’è un varco nel tempo (Marco Ribani)

Susan De Witt


C’è un varco nel tempo
se rompi ciò che t’imprigiona
dove tutto diventa circolare
è il tempo in cui
gli alberi si mettono in cammino
e gli umani mettono radici
ciascuno cerca un nuovo luogo
oltre il confine degli occhi
oltre le montagne dove si trova
un’innocenza nuova.
Ho visto nel cammino due alberi baciarsi
e due amanti intrecciare le radici
e lo stupore portava allora gioia
in forma pura. Si sente dentro il bosco
Si...Si sente un'invisibile bellezza tutta viva
che attende solo una domanda purché
sia ingenua e pura come quando eravamo
al centro dell'origine del mondo una sola
e grande vita. Potremo allora unire
linfa e sangue e cuore e ali e aria.
Saziare infine quella fame che c’inebria.

giovedì 1 febbraio 2018

Abbraccio (Blaga Dimitrova)

L'abbraccio del Bosco. L'abbandono dei silenzi (2014). © Roberto Kusterle (via Artribune)


Cuore nel cuore. E respiro nel respiro.
Così vicino a me, tanto da non vederti.
Oltre la tua spalla vedevo in lontananza un monte oscuro.
Ero protesa in uno slancio quasi a oltrepassarti.

Sentivo battere il cuore impazzito delle stelle.
Accoglievo il vento affannato, rivestito di foglie.
Mi aprivo alle ombre dei boschi che venivano incontro
e ai rami che si aprivano ad abbracciare la notte.

La lontananza inspiravo in un sorso enorme.
Premevo vento, nubi e stelle al mio petto.
E nel cerchio stretto di un abbraccio
ho rinchiuso l'infinito intero del mondo.

1957, Traduzione dal bulgaro: Valeria Salvini

lunedì 29 gennaio 2018

E sono infinitamente felice (Marina Cvetaeva)


Kristin Vestgard


Io voglio invece leggerezza,
libertà, comprensione
– non trattenere nessuno,
e che nessuno mi trattenga.
Tutta la mia vita
è una storia d’amore con la mia anima,
con la città in cui vivo,
con l’ albero al bordo della strada,
con l’aria.
E sono infinitamente felice.

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A lungo, a lungo, – fin dall'infanzia, fin da quando ho ricordo di me stessa, –  
mi è sembrato di voler essere amata.
Adesso io so che non mi serve l’amore, mi serve la comprensione.
E quello che Voi chiamate amore (gelosia, sacrificio) tenetelo in serbo per gli altri...
Io posso amare solo la persona che in una giornata di primavera a me preferirà una betulla.
Non dimenticherò mai come mi abbia fatto infuriare, questa primavera, un poeta, una creatura incantevole, che, camminando insieme con me per il Cremlino, senza guardare la Moscova e le cattedrali, mi parlava incessantemente di me.
Io gli ho detto: “Come potete non capire che il cielo è mille volte più grande di me, come potete pensare che in una simile giornata io possa pensare al vostro amore.”
Io voglio invece leggerezza, libertà, comprensione – non trattenere nessuno,e che nessuno mi trattenga. – Tutta la mia vita è una storia d’amore con la mia anima, con la città in cui vivo, con l’albero al bordo della strada, con l’aria.
E sono infinitamente felice.

giovedì 25 gennaio 2018

Necrologio d'un melo (Antonio Sacco)



Crescesti in silenzio
rigoglioso e forte,
caduche le tue foglie
rinnovavano la folta chioma.

Ma ora piegato
sotto il peso del tempo
- in ginocchio -
con il tuo cavo e stanco tronco
ti congedi da me
portando in dono
i tuoi ultimi frutti.

Di più non dico, tacerò:
seguirò il tuo esempio
melo,
ti porterò dentro
e sarai in me
come un albero che cammina!



lunedì 22 gennaio 2018

lunedì 15 gennaio 2018

Sono gli alberi che vagano (Marina Cvetaeva)

Sacabo, Woman with orchids 


Un mondiale nomadismo è cominciato nel buio:
sono gli alberi che vagano sulla terra notturna.
Sono i grappoli che fermentano in vino dorato,
sono le stelle che di casa in casa peregrinano,
sono i fiumi che il cammino cominciano a ritroso.

E io ho voglia di venire da te sul petto – a dormire.

giovedì 11 gennaio 2018

Non credere alla superficie (Marco Ribani)




Non credere nel qui e ora non credere alla superficie
è grande la bellezza dei fiori il lavoro magnifico
della luce, ma è nell'ombra che crescono i legami
nella oscurità della terra. Là le piante si cercano
si toccano, si annodano, si scambiano la linfa,
si amano, si aiutano, si sposano.
Tutta la loro vita è oltre il visibile
poiché non hanno occhi, e non hanno mani,
pure tremano per una carezza - è dimostrato -

lunedì 8 gennaio 2018

Gli addii (Nadezhda Slavova)






Ci sono addii che non conoscono le parole.
Sono sguardi di tristezza immane
tra le carezze sfiorate solo
con una lacrima a svanire.
Ci sono addii che non fanno rumore.
Sono silenzi che si estendono
tra la polvere e il chiasso della folla
che trapassa il cuore con un dolore immenso.
Ci sono addii di orme lasciate e decise dal tempo
senza ragioni, senza pensieri da stringere tra le mani,
placando così la rabbia cieca
a dirti un solo rivolo di quel senso
sperduto.
Ci sono addii che profumano di giorni d’estate,
di grano che inebria di emozioni,
di passi nel cielo che hai sfiorato con un volo,
mentre tutto rimaneva nel buio.
Ci sono addii seduti ancora sulla poltrona di casa,
che ti osservano come un’ ombra
mentre il volto provato dal ricordo diventa la Luna
per dare luce a quella presenza quando si fa sera.
Ci sono addii scritti sul palmo della tua mano.
Quelli che ti svegliano all’improvviso
da un sogno infinito.
Quegli addii che solo l’anima riconosce
tra mille granelli di sabbia ardente.
Quelli che ti lasciano senza respiro,
mentre gli occhi erano già oltre quell’orizzonte,
mentre la barca cullava il tuo sorriso
verso le speranze amate.
Quegli addii che il mare ricopre
con le acque profonde in un istante,
cancellando così ogni sentiero percorso,
ogni strada che riporta i rami
verso l’albero della vita.





giovedì 4 gennaio 2018

Quando sciogli il mio nome (Amy Karolyi)

Sol Halabi

La parola diventa rugiada sulle tue labbra.
Dici: – Albero – E vedo foreste di alberi.
Dici: – Pietra – Non asfalto o cemento,
ma sotto l’acqua punge la roccia.
Dici: – Prato – E la notte avanza
con babbucce scure sulle punte dei fili d’erba.
Dici: – Lago – E con lente bollicine
emergono perle e anelli dal profondo.
Dici: – Bello – E l’alba fa spuntare tulipani
e il nostro grembo si riempie di primule.
Dici: – Io – E bruci nel fuoco pallido,
come la candela accasa in un giorno d’estate.
Dici: – Estate – E lucertole ansimano sulle pietre infuocate,
arde la radice del fiore della terra.
Colmo di profumo cammina sulla Via Lattea
un carro di fieno di luglio.
Dici: – Autunno – E trenta bigonce si riempiono
di mirtilli.
E quando è finito già quasi tutto:
un sigillo rosso prende il posto della tua bocca,
quando sciogli lentamente il mio nome.

lunedì 1 gennaio 2018

Il vecchio cedro (Chandra Livia Candiani)

Kerry Darlington art


Il vecchio cedro è caduto
in una notte di litigi
tra la bufera di notizie
della primavera e l’assoluta
stanza dell’inverno.
Non più verticale al sogno
della terra, ora non separa
radici e uccelli ma profumando
esala l’ultimo urlo
di meraviglia della creatura:
«La primavera, possibile,
solo una stagione?»

da Chandra Livia Candiani, Bevendo il tè con i morti, Prefazione di Vivian Lamarque, Milano, Viennepierre Edizioni, 2007.

lunedì 25 dicembre 2017

Da lontano (Pierluigi Cappello)


“Sono nato al di qua di questi fogli
lungo un fiume, porto nelle narici
il cuore di resina degli abeti, negli occhi il silenzio
di quando nevica, la memoria lunga
di chi ha poco da raccontare. [...]”
(da "Ombre")


Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio
e non c’è più posto per le parole
e a poco a poco ci si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.

da “Mandate a dire all’imperatore” Crocetti Editore, 2010

lunedì 18 dicembre 2017

Il poeta albero (Giuliano Scabia)

illustrazione Ottokim


Camminando si sentono i piedi della poesia, uno, due, tre / uno, due, due, tre, quattro / uno, uno, due, tre, quattro – ballando si sentono ancora meglio. Quando il camminante incontra altri camminanti (nei sentieri dentro i boschi, dentro le città o dentro il corpo) li ascolta nel suono dei piedi – per sentire la poesia. Solo dal suono dei piedi si riconosce la poesia.
I poeti camminanti vanno in giro per ascoltare il suono dei piedi – o stanno fermi come alberi. Camminano anche perché vogliosi di suonare i piedi della poesia. Ci sono poeti camminanti che vanno in giro cercando non farsi vedere per meglio sentire.
Le bestie camminanti sentono subito i poeti camminanti – come ad esempio una volta Orfeo. Le bestie camminanti non sono il pubblico della poesia – ma la poesia.
I piedi della poesia in origine erano bestie, piante, insetti, rumori del cielo e della terra. Poi nomi. Gli occhi, attraverso cui l’amore dice la poesia, servono per guardare gli alberi e le bestie che formano l’anima. Le bestie dell’anima sono la poesia.
Nel bosco dell’anima gli animali (che sono parti dell’anima) cantano da soli o insieme, si fanno festa o si rattristano. Quello è il paesaggio della poesia – è da lui che la poesia viene su. La poesia che viene da fuori fa da nutrimento al bosco dell’anima e alle sue bestie.
Prima di tutto viene l’accorgersi – e stare a disposizione del linguaggio aspettando che le signorine Muse si mettano a ballare e facciano sentire i piedi – proprio come i calciatori e l’arbitro alla folla, o i cavalli delle corse, o il pin pun pan pon dei concerti notturni – che quando però così tanti decibel assordiscono le Muse e le spaventano.
Lei (la poesia) è il bambino che vede per la prima volta e cerca di scolpire nel suono l’immagine delle cose che sente e vede disegnandole con la voce. Questa è la sua magia. È la poesia. Le parole così neonate sono animali sonori che lui mette in vita. Coi nomi così soffiati lui anima il mondo.
Stando fermi, invece, si è alberi e si sente il battere della terra – sia il rumore dei passi camminanti sia i terremoti o bombe o motociclette o i piedi della signora morte. Poi c’è il vento che fa suonare i rami e le fo­glie, vengono gli insetti e gli uccelli mentre l’albero cresce. Anche l’albero è un poeta camminante, in senso verticale.

giovedì 14 dicembre 2017

Come un gioco di dita (Marco Ribani)

 Kevin Peterson Art


Come un gioco di dita, chiodi nel terreno.
La mania di una bambina
Le sue piccole mani che cantano l’aria.
E i minuscoli piedi cinesi piantati giù per terra.
Lì un lavoro di giardiniere senza strumenti.
Con pietre, vermi, con radici, erbacce,
con le ossa e gli inizi di fiori.
E tracce di piccole vite
di occhi attoniti di fiati caldi e bestie

Il pensiero graffia, innesca, torna, scava, cerca la memoria.
E lei strappa l’inutile. Diserba il pensiero
Con il piccolo ventre nudo e sicuro di Prima dell'Infanzia.
legge parole da sue private profezie
bambina che entra nel figlio e lo sospinge lontano nel tempo.
Bambina qui e ora.
Bambina per il bambino che sosta nell'aldilà.
Nel vento serale illuminato un inizio che non ha mai fine

lunedì 11 dicembre 2017

Dal silenzio (Marco Ribani)

Debbie Arnold Poured Abstract Paintings 


Dal silenzio in schiere oscure e soffici
intravedo un tempo senza futuro né passato
e io percorro gli alberi e abbandono
questa pianura cosi piatta del pensiero
e mi inabisso dentro terra d’acqua
altre larve stanno e tutte senza occhi
ma tutte con certezza
che dallo spazio verticale viene vita
un cielo d’occhi in alto là mi attende
e poi un sorriso al centro di quel volto
Non parla per parole ma fruscii
di foglie e rami mai cosi felici
e un vento gentilissimo percorre
questo vestito vecchio che diciamo
Pelle.

giovedì 7 dicembre 2017

Alberi nudi (Tonino Guerra)

(foto: Enrico Samorì) "L'albero della chiarezza", Tonino Guerra. Forlì


Quando in autunno
c’erano gli alberi nudi,
una sera è arrivata
una nuvola di uccelli
stanchissimi,
e si sono fermati sui rami.
Pareva fossero tornate le foglie
a dondolare al vento.

******************************************************************
*
Davanti a un albero fiorito fermati e togliti il cappello!
*
Guardate gli alberi come se facessero parte della vostra famiglia perché non sono soltanto belli ma puliscono l'aria così da vivere meglio.

*
 Vivere è un respiro che sta chiuso anche in una foglia.
*
Tonino Guerra

Foto di Orto dei Frutti Dimenticati, Federico Fellini e Giulietta Masina.

lunedì 4 dicembre 2017

Quei gesti che prendono gli alberi (Chandra Livia Candiani)



Dice Chandra Livia Candiani: «Ci sono stati anni in cui mi era più facile sentire di essere l’albero che vedevo fuori dalla finestra che quel che sentivo in questo corpo, in questa mente, mi ero estranea, forse ero mezza pazza, ma il mondo mi ha salvato, con tutti i suoi significati sospesi ne ha dato uno anche a me: accoglierlo».
********************************************************************************

Quei gesti che prendono gli alberi
passi di danza fermata
inchini strappati al vento
urli mutati in rami.

Cammino tra esseri verdi
che sanno parlare con l’alto
spezzando nomi
come segnali di pane

a richiamo a richiamo.
Nascondetevi spine
nel palmo della mano
fino alla carne viva
della memoria senza volti.

Un gesto frana
voli nascosti nel cappotto,
fischia il silenzio
mi avverte,
del corpo.
In prestito,
in volo.

da Livia Candiani, Bevendo il tè con i morti, Prefazione di Vivian Lamarque, Milano, Viennepierre Edizioni, 2007.

lunedì 27 novembre 2017

Appunto (Pierluigi Cappello)



Dal desiderarti al pensarti mia
sei rimasta tu, mentre entri e ti siedi.
La luce ti viene alle spalle dalla porta socchiusa,
il pruno lascia il suo bianco al mattino.
Cosí intonati, il bianco e il pruno
fermi nel sole, noi.

In questa maniera gli alberi parlano al cielo
l’ombra degli alberi cresce lungo le iridi
verde piú cielo
in questo modo di stare, precipitati.



da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

lunedì 20 novembre 2017

Le foreste (Louise Erdrich)

Rousseau-incantatrice-di-serpenti

C’è stato un tempo in cui le tue carezze bastavano a coprirmi.
Ora, fra questi alberi, sono diversa.
Ora indosso la foresta.
Vesto un copricapo fatto di rametti intrecciati e lo assicuro.
Mi lego addosso un’egida di corteccia graffiata.
Adatto alle mie mani le ampie foglie dell’acero,come guanti insanguinati.
Ora, quando dico vieni e tu entri nella foresta
andando a caccia di una creatura simile alla donna che ero,
io ti circondo. La radura sanguina di luce. Le radici si sollevano.
Figure scanalate bruciano azzurre nella luce del tramonto,
e anche tu conosci la solitudine che il tuo corpo mi ha insegnato.
Quando ti corichi nella fossa di un albero abbattuto,
io mi distendo su di te, come ho sempre fatto.
Questa volta non te ne andrai.

giovedì 16 novembre 2017

Guardando un albero (Paul Klee)

Paesaggio con uccelli gialli, Paul Klee, 1923


lunedì 13 novembre 2017

Nuda (Daìta Martinez)



dilata
le acque
l’infanzia delle mani

e { nuda }

si apre
una foglia
di gabbiani.

: un soffio di pietra, le ali :



(Video di Maria Corporal)

Versione inglese: { naked } ,
Versione francese: { nue } ,


giovedì 9 novembre 2017

Sette haiku d'autunno (Antonio Sacco)



Vento d’autunno –
è stato un buon amico
il vecchio melo

*

Trambusto urbano:
tra i rami nudi flebile
un cinguettio

*

Foglie d’autunno:
per ogni sfumatura
un sentimento

*

Un fico spoglio –
solo pochi notano
l’ombra che traccia

*
Invaiatura:
tutto sembra cambiare
in questo autunno

*

Gli alberi nudi,
gli acini di uva fragola
sempre più rossi

*

Di nuovo autunno:
nascono altri colori
da foglie morte




lunedì 6 novembre 2017

Tra le foglie (Márcia Theóphilo)





Tra le foglie from Maria Korporal on Vimeo.

Fumo e grigiore negli occhi,
la macchina emette il suo ultimo suono.
Saltano spaventati dagli alberi i macachi
perché tanto rumore? È morta
nemmeno un seme la farà rinascere
ancora lontana è la città
mancano molte lune...
il verde è la sua morte
coperta di verde, tra nugoli d’insetti
nel buio della notte
animale illuminato,
la macchina
mette radici tra le foglie.


Videopoesia di Maria Corporal


lunedì 30 ottobre 2017

Il Glicine (Pier Paolo Pasolini)


... e intanto era aprile,
e il glicine era qui, a rifiorire.

Prepotente, feroce
rinasci, e di colpo, in una notte, copri
un’intera parete appena alzata, il muro
principesco di un ocra
screpolato al nuovo sole che lo cuoce ...
E basti tu, col tuo profumo, oscuro,
caduco rampicante, a farmi puro
di storia come un verme, come un monaco:
e non lo voglio, mi rivolto – arido
nella mia nuova rabbia,
a puntellare lo scrostato intonaco
del mio nuovo edificio.

Tu che brutale ritorni,
non ringiovanito, ma addirittura rinato,
furia della natura, dolcissima,
mi stronchi uomo già stroncato
da una serie di miserabili giorni,
ti sporgi sopra i miei riaperti abissi,
profumi vergine sul mio eclissi,
antica sensualità


da “La religione del mio tempo”
Garzanti 1961



giovedì 26 ottobre 2017

Radio tre: omaggio a Pierluigi Cappello






Argomento del giorno
Terremoto, frattura, limite: omaggio a Pierluigi Cappello

In conduzione Maria Grazia Calandrone
Regia e consulenza musicale di Ennio Speranza

lunedì 23 ottobre 2017

Piove (Pierluigi Cappello)



Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell’ora indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero di matita
da me a te né dopo né dove, amore, nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

giovedì 19 ottobre 2017

Agli dèi della mattina (Franco Fortini)



Il vento scuote allori e pini.
Ai vetri, giù acqua.
Tra fumi e luci la costa la vedi a tratti,
poi nulla.
La mattinata si affina nella stanza tranquilla.
Un filo di musica rock, le matite, le carte.
Sono felice della pioggia.
O dèi inesistenti,
proteggete l'idillio, vi prego.
E che altro potete,
o dèi dell'autunno indulgenti dormenti,
meste di frasche le tempie?
Come maestosi quei vostri luminosi cumuli!
Quante ansiose formiche nell'ombra!

[da Questo muro]

(Fotografia dal web)

lunedì 16 ottobre 2017

Cedrus atlantica (Vivian Lamarque)




Preventivo per abbattimento
con ausilio di scala cingolata
che fortuna non assisterai
era come tuo da metà Novecento
l’albero, le sue aghiformi braccia
ti entravano nel balcone quasi
in casa, per non dire del luttuoso
giorno in cui ti trattennero,
ti impedirono il disperato salto.
Ma ormai fantasma il salto, fantasma
il motivo del salto e la sua origine,
fantasma la notizia, fantasma chi dovette
dartela, fantasma chi ti consolò,
fantasma chi per primo ti chiamò
vedova, fantasma lui il giovanissimo
coniuge tra i più biondi e belli
a spasso nel regno dei cieli, fantasmi
i cieli, fantasma tutto, ogni accadimento,
ogni ricordo di ricordo di accadimento,
ogni poesia di accadimento?


da Madre d'inverno, Mondadori, 2016

lunedì 9 ottobre 2017

Ancora ti crescono le foglie (Marco Ribani)



Ancora ti crescono le foglie intorno al cuore. E sarebbe
autunno cioè quando gli alberi somigliano a scheletri
puntati verso il cielo e spesso si celano tra le tende.
Le foglie son cadute depresse dal ritirarsi della linfa
dei fiori solo l’impronta tra i semi ora dispersi.
Nella scorza si scavano vene verticali preparando
un miracolo d’amore. Viene un cuore verde che pulsa
di viva umidità di sali della terra, di linfe bianche e calde,
per un nuovissimo anello a marcare il nuovo anno


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Si ringrazia il poeta Marco Armando Ribani per aver acconsentito alla pubblicazione del suo testo inedito

giovedì 5 ottobre 2017

nanita - english and italian haiku collection- otata's bookshelf

leggi il libro -read the book

è uscito negli Stati Uniti il n. 21 di Otata di John Martone (30 /09/2017) che lo ha interamente dedicato ai miei haiku; in questa pubblicazione che ha voluto chiamare “nanita” e che sarà disponibile anche in cartaceo. La pubblicazione raccoglie haiku inediti, alcuni già apparsi in riviste o blog e un haibun sempre inedito. I testi sono in lingua italiana e in lingua inglese. La fotografia di copertina è una fotografia personale scattata a Pratolino (Fi). Ringrazio John per l’attenzione che mi ha riservato e mi auguro che potrà piacere ai suoi lettori e naturalmente a voi.
Per la copia cartacea  STORE 
Today, 30 september 2017 in the United States, it’s available the n. 21 of Otata by John Martone who has entirely devoted it to my haiku in a publication that he wanted to call “nanita” (my etherone) and will also be available like paperbook. The publication nanita collects my unpublished haiku (some already appearead in magazines or blog) and an unpublished haibun. The texts are both in Italian and in English. Cover is taken from my personal photo made in Pratolino (Fi). I really want to thank John for the attention he has reserved for me and I hope that his readers and you will enjoy this pubblication.

lunedì 2 ottobre 2017

La misura del mondo (Azzurra D’Agostino)






(l'audiopoesia è tratta dalla raccolta Quando piove ho visto le rane, Valigie Rosse)

In matematica non sono brava.
Perdo il conto delle foglie dei rami
e per le stelle ogni volta ricomincio da capo.
Non riesco a misurare il salto delle cavallette
e non so la formula per il perimetro delle nuvole.
Il calcolo di quanta neve sia caduta mi sfugge
e anche di quanta ne possa reggere un filo d’erba.
La somma dei passi per arrivare al mare non mi riesce
e mi chiedo se per il ritorno devo fare una sottrazione.
Ho diviso il numero dei semi per i frutti
il risultato è una nuova foresta e ne avanza qualcuno.
Se moltiplico le giornate di sole per quelle di pioggia
ottengo più di sette stagioni e non so quante settimane.
La matematica mi confonde.
Come misura del mondo è strana.
Per quanti conti si facciano qualcosa non torna mai pari.
Due finestre fanno una vista? quattro muri sono una casa?
Noi siamo i nostri centimetri, chili, litri? quanto pesa un segreto?
quanto misura una risata? e l’area del cuore come si calcola?



(da La Misura del Mondo, Azzurra D’agostino, Francesca Matteoni, Edizioni Sartoria Utopia
2013, Collana Comulonembi)

lunedì 25 settembre 2017

Alle Cascate di Frazier Creek (Gary Snyder)




In piedi su roccia sollevata, ripiegata
guardando dall’alto –

Il torrente precipita in una valle lontana.
le colline oltre
di fronte, in parte coperte da boschi, aride
– cielo limpido
vento forte nei
duri ciuffi di aghi scintillanti
dei pini – i loro corpi marroni
di tronchi rotondi
diritti, immobili;
rami e ramoscelli fruscianti e tremolanti

ascolta.

Questa terra viva che scorre
è tutto quel che c’è, per sempre

Noi siamo lei
lei canta attraverso noi –

Potremmo vivere su questa Terra
senza vestiti o attrezzi!

lunedì 18 settembre 2017

Per Tutti (Gary Snyder)




Ah vivere
in un mattino a metà settembre
guadare un torrente
a piedi nudi, calzoni rimboccati,
scarponi in mano, zaino in spalla,
sole, ghiaccio nell’acqua bassa,
le rocciose settentrionali.

Mormorii e rilucere di acqua gelida di ruscello
Pietre che girano sotto i piedi, piccole e dure come le dita
naso freddo che gocciola
cantare dentro
musica di ruscello, musica del cuore,
odore di sole sul greto.

Giuro fedeltà

Giuro fedeltà alla terra
dell’Isola della Tartaruga,
e a tutti gli esseri ivi dimoranti
un ecosistema
in diversità
sotto il sole
Con gioiosa compenetrazione per tutti.

Con gioiosa compenetrazione per tutti.