mercoledì 31 maggio 2017

Albore (Evgenij Aleksandrovic Evtusenko)


Amo quell'ora in cui il brillio delle stelle è fioco
e respiro infantile a spegnerle è adatto
e il mondo si fa chiaro, a poco a poco
pur se con ciò, non insavisca affatto.

Io più del mattino amo l'albore, quando,
moscerino d'oro confondendo
gli alberi, dai raggi trapassati,
si alzano sulla punta dei piedi.

Amo quell'ora in cui, durante la sgambata,
al vociare di uccelli semidesti, tra i pini,
sul cappello di funghi gridellini
tremola lungo il bordo la rugiada.

Essere un po' a disagio felice senza gente.
Scaltra usanza il celare la propria felicità, ma
fate che si soffermino i felici nell'albore, pure se
dal mattino avrà inizio ogni calamità.

Sono felice che la vita mia come irreale sia
pur tuttavia allegra, coraggiosa realtà,
che invidia non mi diede Dio, né animosità,
che di fango coperto non sono, né di biasimo.

Sono felice che un giorno sarò antenato
di nipoti non più in gabbia. D'essere stato
tradito e calunniato sono felice,
meglio non è quando di te si tace.

Sono felice dell'amore di donne e di compagni,
le loro immagini sono le mie icone.
Che sia ragazza russa la mia sposa sono felice,
di chiudere i miei occhi è degna, ne avrò pace.

Amare la Russia è felicità plurinfelice.
Cucito a lei sono con le mie proprie fibre.
Amo la Russia e il suo potere tutto vorrei amare,
ma ne ho la nausea, vogliatemi scusare.

Amo questo mio mondo verde-azzurro
con le guance imbrattate di sangue.
Irrequieto io stesso. Morirò non per odio,
ma per amore insostenibile dal cuore.

Non ho saputo vivere in modo irreprensibile, da saggio,
ma voi con debito di colpa rammentatevi
il ragazzino con albore di libertà negli occhi,
luminosa più che vivido raggio.

Essere imperfettissimo io sono,
ma, scelta la mia ora preferita - il primo albore,
Dio creerà di nuovo innanzi giorno
gli alberi dai raggi trapassati,
me stesso trapassato dall'amore.


(da"Arrivederci, bandiera rossa")

martedì 23 maggio 2017

È uno scrigno di perfezione – il seme – (Mariangela Gualtieri)


È uno scrigno di perfezione – il seme –
Non tradisce il motto che lo fonda
la legge che gli impone
d’essere un nome solo: orzo
frumento, grano, riso,
un’agitazione di forme che condensa
sapiente il colore e l’aroma.
Il seme è una miccia inesplosa
che pacifica attende.
Una particella che sogna
addormentata. E poi
si slancia scatenata a popolare di sé
tutta la terra ogni crepa e riva
in una gioia d’essersi svegliata.
D’essere qui, caduta sul pianeta
meraviglia.

(da Le giovani parole, Gemma dell'anno prossimo, Einaudi, 2015)

lunedì 15 maggio 2017

Poesie d'amore per un albero (Giovanna Iorio)

fotografia di Giovanna Iorio

Un giorno mi sono innamorata di un albero. Non si può spiegare a chi non l’ha provato. Sono diventata una radice, una foglia, un ramo. È un amore impossibile e bellissimo. Questa è la nostra storia. (Giovanna Iorio)

Chi non crede che ci si possa innamorare di un albero non legga questo libro, non legga questo blog. In questo spazio l'amore per gli alberi è declinato in milioni di versi. Grazie Giovanna per averci mostrato questo sentimento fragile ma potente ...

Quello descritto nei versi di Giovanna Iorio è un amore commovente, un amore impossibile e imperfetto, come solo quello di un essere umano per un albero può essere e perciò tanto più vero. Questa è una poesia che ha il calore delle favole, una poesia materna, di accoglimento del sentimento, quella poesia talmente rara da avvicinarsi così tanto alla verità da spaventare. Esistono sentimenti delicati dei quali sembrerebbe impossibile parlare, eppure, ecco un piccolo miracolo, un germoglio è spuntato all'improvviso sul ramo di un albero. E noi siamo tutto udito. (Valentina)


fotografia Alan Bates

fotografia di Silvia Stucky

fotografia di Giovanna Iorio



Le fotografie all'interno del libro sono di: Silvia Stucky, Hitoshi Shirota, Alan Bates, Patricia Calabria, Giovanna Iorio, Oskar Zapirain, Michele Danesi.Il libro è edito da Albeggi Edizioni





giovedì 4 maggio 2017

Nel mio frutteto (Fabio Strinati)

Henri Rousseau "Il sogno"

La raffica del vento,
soffice,
non vacilla: la zampa del lupo,
come pioggerella,
tra comunelle il cremoso vento.
Il solco nella ruga,
e duole,
e pure un cane ringhioso,
una beccaccia;
nuda, sola, che avanza alla mercè e non scampa:
il cane da caccia,
che stormivano rugiade,
il colpo lordo in canna.
Un salice felice,
vispo, melodioso il vento, focoso il ceppo,
trilla l'armonica;
un rivoletto,
sotto il sole coperto,
benemerito mare, infinitamente,
un'allodola d'oro.
Fuori casa il gatto, lo scricciolo,
la primizia d'una gioia,
scocca la balestra, una cornacchia vostra serva:
nebbia opaca, le perenni nevi severe,
fanciullina con la gonna a malincuore; le tiritere.
Nel mio frutteto,
squisitissima puledra: il giovinetto di creta,
la parlantina d'un balletto;
poca la paglia,
da galantuomo, un'ala di pernice.


( Da Un'allodola ai bordi del pozzo )