giovedì 1 agosto 2013

Coccio rotto (Il mio Kintsugi)



La muta mi rattrista,
mi fascia di malinconie.
Dovrei forse sorridere
della lucente pelle nuova...
invece un ghigno fa capolino
dietro una scaglia di passato
che il mio corpo si porta
dietro per dispetto.
Mi manca la vita
che ho lasciato altrove
e ogni angolo di sogno
abbandonato
nella pelle trasparente.
E' dentro quel minuscolo frammento
rincollato dall'astuzia, coccio rotto
in cui ho colato l'oro
della mia esistenza,
che sorrido amara
della bellezza delle rughe,
della forza che sprigiona
il luccichio di quella crepa
dentro al petto.
Spiraglio d'oro che m' imperfeziona.
Ferita che mi rende unica,
spaccatura da cui affiora
il midollo del vivere
che m'appartiene.
Un coccio rotto ha vita propria
e una storia segreta che gli somiglia.
Sono io il mio coccio rotto,
il mio *Kintsugi,
opera d’arte degli sbagli
in cui il dolore si fa ornamento
della sofferenza.

(Valentina Meloni)

Lirica vincitrice del primo Premio Nazionale di Letteratura "Segreti di Pulcinella" 2013 
sezione Poesia inedita indetto dalla rivista
"Segreti di Pulcinella"
Verbale del premio

motivazione della giuria sulla lirica vincitrice


La cerimonia di premiazione si è tenuta a Firenze alla Casa-Museo di Dante
in Via S. Margherita 1, sabato 5 aprile 2014







* Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell'oro o dell'argento liquido o lacca con polvere d'oro. 
Questa tecnica è chiamata Kintsugi (金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い), letteralmente "riparare con l'oro". La pratica nasce dall'idea che dall'imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore. Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.
Usano oro al posto della colla. Metallo pregiato al posto di una sostanza adesiva trasparente.
Occultare l'integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione? Gli Occidentali , per loro cultura, fanno fatica ad accettare le crepe. "Spaccatura, frattura, ferita" sono percepiti come l'effetto meccanicistico di una colpa, perché il nostro pensiero ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno.
Il pensiero arcaico, mitico, simbolico, invece, rifiuta le dicotomie riportandoci alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.
La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le "persone" che hanno sofferto altro non è che un'antica tecnica che si chiama "amore".
Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande gioco cosmico. Il dolore fa due cose: ti insegna e ti dice che sei vivo. Quando passa ti lascia cambiato, più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. Non sempre... a volte ti rende fragile e più soggetto ad altri urti, ma sempre, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita,  in un modo o nell’altro, sarà influenzato da quelle ferite.
I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l'hanno capito più di sei secoli fa e ce lo ricordano ...sottolineandolo in oro.

* Questa lirica assieme ad un racconto e un'altra poesia che hanno ricevuto menzione di merito saranno presenti nella raccolta antologica del Premio pubblicata a breve.

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