lunedì 27 marzo 2017

Ciò che resta del grano (Michela Zanarella)

Vincent van Gogh, "The Siesta" (after Millet), Dec. 1889 - Jan. 1890. Oil on canvas, 73 x 91 cm (Musée d'Orsay, Paris)

Planano le dita
in trame di odori
sotto palpebre di pianura.
Il faggio racconta
le mie verdi assenze,
il silenzio che sale
ad invocare
memoria che sfuma.
Sono divenuti sorsi
di cielo
il confine che tace,
l'asfalto che trema,
l'origine che origlia
ciò che resta
del grano.

(da Le parole accanto, Interno Poesia, 2017)

lunedì 20 marzo 2017

Egrette bianche (Derek Walcott)



I

Attento alla luce del tempo e a quanto spesso permetterà
alle ombre del mattino di allungarsi sul prato
alle egrette impettite di scuotere i becchi e inghiottire
quando tu, non loro, o tu e loro, sarete spariti;
ai pappagalli vociferanti di lanciare la loro flotta all’alba
all’aprile d’incendiare la violetta africana
nel mondo tambureggiante che t’inumidisce gli occhi stanchi
dietro due lenti appannate, l’alba, il tramonto,
le calme devastazioni del diabete.
Accetta tutto con frasi pacate,
con l’assegnazione scolpita che dispone ogni strofa;
impara come il prato assolato non innalza difese
contro le domande pungenti delle egrette e la risposta della notte.

II

L’eleganza di quelle egrette bianche dal becco arancione,
ognuna una brocca che incede, gli olivi fitti,
i cedri che consolano la furia di un ruscello torrenziale
nella stagione delle piogge; in quella pace
di là dai desideri e di là dai rimpianti,
alla quale infine potrò forse arrivare,
con le palme che si afflosciano al sole come portantine
con sotto ombre tigresche. Saranno lì
dopo che la mia ombra con tutti i suoi peccati
sarà entrata in una verde boscaglia di oblio,
con lo spuntare e il calare di cento soli
sopra la Valle di Santa Cruz quando amavo invano.

III

Guardo gli alberi enormi agitarsi sul bordo del prato
come un mare gonfio senza creste, i bambù scuotono il collo
come cavalli presi al lazo mentre le foglie gialle, strappate
dai rami scudiscianti, diventano una valanga;
tutto questo prima che una pioggia si riversi allarmante dal telo
zuppo, a brandelli del cielo come una vela irreparabile,
rovesciandosi in scrosci e offuscando del tutto le colline
come se l’intera valle fosse uno scafo che resiste alla burrasca
e i boschi non fossero alberi ma onde di un mare in tempesta.
Quando la luce s’incrina e il tuono geme come fosse afflitto
e tu sei al sicuro in una casa buia nell’interno di Santa
Cruz, senza luci, la corrente saltata all’improvviso,
pensi: «Chi offrirà riparo al falco tremante
e all’impeccabile egretta e all’airone color nube
e ai pappagalli in panico per il finto incendio dell’alba? ».

IV

Questi uccelli che continuano a posare per Audubon,
la Garzella nivea o l’Airone bianco in un libro
che, quand’ero ragazzo, si apriva come un prato
nella smeraldina Santa Cruz, sanno di essere belli,
perfezione che incede. Punteggiano le isole
lungo i fiumi, nelle paludi di mangrovie o nei pascoli,
planano sugli stagni, poi si equilibrano sul dorso
setoso di una giovenca, o sfuggono al disastro
durante gli uragani, e beccano le zecche
con colpetti elettrici come fosse un puro privilegio
studiarli nella loro mitica pretesa
di aver attraversato il mare in volo dall’Egitto
col faraonico ibis, le sue zampe e il becco arancioni
profilati nella quiete per adornare una cripta,
poi si lanciano con ali che, sbattendo più rapide,
sono sicure come quelle di un serafino quando sbattono.

V

L’ideale perpetuo è lo stupore.
Il prato verde e fresco, gli alberi tranquilli, la foresta
laggiù sulla collina, poi, il bianco ansito di un’egretta
che irrompe nella cornice poi atterra e si assesta
coi suoi passi impacciati fino a fermarsi, eretta,
un emblema! Un altro pensiero ti sorprende:
uno sparviero sul polso di un ramo, silenzioso, come un falcone,
schizza in cielo, volteggiando sopra l’elogio o la colpa,
con la tua stessa altera indifferenza, poi scende
in picchiata per ghermire un topo con gli artigli.
La pagina del prato e questa pagina sono un’unica cosa,
un’egretta stupisce la pagina, lo sparviero alto stride
sopra una cosa morta, un amore che era pura punizione.

VI

Per metà settimana a Natale non le avevo più viste,
le egrette, e nessuno mi diceva perché se n’erano andate,
ma ora sono tornate con la pioggia, becco arancione,
stinchi rosa e testa picchiettante, tornate sul prato
dove stavano prima sotto la pioggia chiara e illimitata
della Valle di Santa Cruz, che, quando piove, cade
ininterrotta sui cedri finché non annebbia la pianura.
Le egrette hanno il colore delle cascate
e delle nuvole. Alcuni amici, i pochi rimasti,
stanno morendo, ma le egrette incedono nella pioggia
come se nulla di mortale potesse toccarle, o prendono il volo
come angeli bruschi, si librano, poi atterrano ancora.
A volte le colline stesse scompaiono
come gli amici, lentamente, ma sono più felice
adesso che sono tornate, come i ricordi, come le preghiere.

VII

Con l’agio di una foglia che cade nella foresta,
un giallo pallido che rotea sul verde – la mia fine.
Presto verrà la stagione secca, le colline arrugginiranno,
le egrette affondano i colli ondulanti, chinandosi,
becchettando vermi e larve dopo la pioggia;
a volte erette come birilli da bowling, stanno lì
mentre strisce di ovatta si staccano dai monti,
poi quando si muovono, impacciate, muovono questa mano
con le dita allargate delle loro zampe, i colli rapidi.
Condividiamo lo stesso istinto, il vorace cibarsi
del becco della mia penna, quel raccogliere insetti
che si dimenano come nomi e ingoiarli, col pennino che legge
mentre scrive e scrolla via quello che il becco rigetta.
La selezione è ciò che insegnano le egrette
sul prato ampio e aperto, la testa che annuisce mentre leggono
in risoluto silenzio, una lingua al di là delle parole.

VIII

Eravamo accanto alla piscina di un amico a St. Croix
e Joseph e io parlavamo; fu lui che s’interruppe,
durante questa visita che speravo si godesse,
per indicare, trasalendo, non ferma o in movimento
ma fissa nel grande albero da frutta, una visione che lo scosse,
«sembra uscito da Bosch» disse. Quell’enorme uccello
era lì all’improvviso, forse lo stesso che lo prese,
un’egretta o un airone sepolcrale; la parola impronunciabile
era sempre con noi, come Eumeo, un terzo compagno,
e ciò che lo colpì, lui che amava la neve, ciò che lo fece arrestare
fu che l’uccello era di un tale biancore spettrale.
Ora quando al pomeriggio o di sera sul prato
le egrette si levano insieme in un volo silenzioso
o virano, come una regata, sull’erba verde mare,
sono anime serafiche, com’era Joseph.



(da “Egrette bianche”, Adelphi Edizioni, 2015,Trad. Matteo Campagnoli)


lunedì 13 marzo 2017

Prefazione (Czesław Miłosz)


Tu, che non ho potuto salvare,
ascoltami,
cerca di capire questo linguaggio semplice, mi vergognerei di un altro,

non possiedo, lo giuro, la magia della parola,
ti parlo tacendo, come una nuvola a un albero,

ciò che fortificava me, per te era mortale,
hai scambiato il congedo di un’epoca per l’inizio di una nuova,

l’afflato dell’odio per bellezza lirica,
la forza cieca per forma compiuta.

Ecco la valle dei bassi fiumi polacchi. E il ponte enorme
che avanza nella bianca nebbia. Ecco la città infranta
e il vento scaglia contro la tua tomba gli stridi dei gabbiani,
mentre parlo con te.

Cos’è la poesia che non salva
i popoli né le persone?
Una complicità di menzogne ufficiali,
una cantilena di ubriachi, a cui fra un attimo verrà tagliata la gola,
una lettura per signorinette.

Che volevo una buona poesia, senza esserne capace,
che ho capito, tardi, il suo fine salvifico,
questo, e solo questo, è la salvezza.

Spargevano sulle tombe miglio e semi di papavero
per nutrire i morti accorrenti in volo – gli uccelli,
depongo qui questo libro per te, o trascorso,
perché d’ora innanzi tu smetta di apparirci.



mercoledì 8 marzo 2017

Storia di Goccia (nanita)

Goccia vive in casa Nuvola insieme alle sorelle. Un giorno decide di affrontare il suo primo viaggio verso terra e si tuffa giù da casa Nuvola. Durante la caduta incontra Vento che le confida un segreto… Goccia atterra su uno splendido Fiore. Il freddo della notte la trasforma in ghiaccio, poi di nuovo al primo sole si scioglie e si trasforma in rugiada. La nostalgia di casa è grande e Goccia si lascia andare al sonno. Al mattino una nuova amica arriva nel bosco… Riuscirà Goccia a tornare a casa Nuvola? Un finale sorprendente unito alle illustrazioni coloratissime stupirà i bambini.


Vedi libro/acquista dal web 

La mia fiaba illustrata "Storia di Goccia" finalmente in un libro. Ve la ricordate? La prima volta l'ho pubblicata qui. Ora con le illustrazioni ad acquerello è un albo illustrato per bambini ... anche in formato  e-book.
per informazioni scrivetemi 

Libro: per bambini 
Età: dai sei anni
Autrice: n a n i t a
Editore: Librido
Genere: fiaba illustrata
Anno 2017
pp. 48
formato 15×21
13,00 euro
ISBN LIBRO    978-88-94005-00-7
ISBN E-BOOK 978-88-94905-01-4

Storia di Goccia è una fiaba che si rivolge a un pubblico di lettori dai sei anni ma è adatta ad essere letta da un adulto anche a bambini in età prescolare, le pagine sono, infatti, corredate tutte da illustrazioni colorate a tutto campo. La storia affronta con semplicità e in maniera poetica e divertente le tematiche del distacco, del viaggio, dei cambiamenti, della morte e delle trasformazioni fisiche e psichiche ma anche spirituali, con un messaggio finale positivo. Storia di Goccia si concentra sulle piccole cose per far riflettere su argomenti più grandi, porta l’attenzione sull’importanza che l’acqua riveste per tutti e offre uno spunto riflessivo sul ciclo di trasformazione dell’acqua in maniera divertente, giocosa, avventurosa e, a tratti, commovente.

lunedì 6 marzo 2017

Nei boschi dove molti fiumi scorrono (Lawrence Ferlinghetti)


fotografia Fan Ho

§

Nei boschi dove molti fiumi scorrono
tra le colline non sottomesse
e i campi della nostra infanzia
dove covoni e arcobaleni si fondono nel ricordo
anche se i nostri «campi» erano strade
rivedo ancora sorgere quelle miriadi di mattine
in cui ogni cosa vivente
proiettava la propria ombra nell’eternità
e per tutto il giorno la luce
come di primo mattino
con quelle sue ombre nette che adombravano
un paradiso
che mi ero a malapena sognato
e a malapena sapevo pensare
a quest’oggi dalla barba incolta
con i suoi corvi beffardi
che prendono il volo da alberi secchi
e gracchiano e stridono
e mettono in dubbio ogni altra
primavera e cosa

IN WOODS WHERE MANY RIVERS RUN

In woods where many rivers run
among the unbent hills
and fields of our childhood
where ricks and rainbows mix in memory
although our ‘fields’ were streets
I see again those myriad mornings rise
when every living thing
cast its shadow in eternity
and all day long the light
like early morning
with its sharp shadows shadowing
a paradise
that I had hardly dreamed of
nor hardly knew to think
of this unshaved today
with its derisive rooks
that rise above dry trees
and caw and cry
and question every other
spring and thing

lunedì 27 febbraio 2017

Il confine del vento (Paolo Polvani)

Il Vento di Vincent van Gogh


Questa campagna esatta e laboriosa tenere tra le braccia,
masticarla piano, assaporare tra i denti una gioia
assoluta e senza credi, diventare lo sguardo fisso delle vigne,
essere i sentieri che corrono a perdifiato tra gli ulivi, vene
che ingurgitano i verbi della luce, la grammatica breve
degli insetti, le vite infinite e sconosciute, le chiome
nebulose dove si frange il volo della gazza, le aperte
geometrie, se potessi questa terra ingoiarla, digerirne
le masserie lucide di calce e di silenzi, essere il brusio
delle finestre, il richiamo misterioso dei pozzi, se potessi
essere la memoria di tutti i fili d’erba, essere io lo sguardo
il suono, il confine del vento.

da Compagni di viaggio, ediz. Fonema, Perugia 2009

lunedì 20 febbraio 2017

Cedri (Meira Delmar)

cedro di La Morra (Piemonte) fotografia di Francesco Rava


I miei occhi di bambina videro
– già molti anni addietro – elevarsi
fino alle nuvole un volo
di verde progressivo
che l’aria intorno
riempiva di balsamo
con tranquilla insistenza.

Il silenzio si percepiva come una
musica interrotta all’improvviso,
e nel mio petto cresceva
lo stupore.
La voce del padre, allora,
si piegò al mio orecchio
per dirmi, sottovoce:

“Sono i cedri del Libano
figlia mia.
Da mille anni, forse
da due volte mille, essi crescono
ai piedi di Dio.
Conserva la loro immagine
nella mente e nel sangue.
Non dimenticare mai
che hai osservato da vicino
la Bellezza”.
E da quel momento
così lontano,
qualcosa in me si rinnova
e trema
quando incontro nelle pagine
di un libro
la loro memorabile immagine.

lunedì 13 febbraio 2017

Odo ancora la tua voce (Paul Éluard)

Pietro Ciafferi (1600-54)

Ama ama
E tu ti sentirai divenire come quercia
Sarà tua ombra il bosco
Uccelli e stelle sul capo ti si poseranno
Tu dormirai solo in un altro sonno
Pupille senza sonno veglieranno sulle tue
Tu sarai come pazzo all'idea della gioia
Tu le rame del sole prenderai tra le braccia


(da Egolios)

Paesaggio in movimento (Hilde Domin)


Si deve saper andare via
e tuttavia essere come un albero:
come se le radici rimanessero nel terreno,
come se il paesaggio si muovesse e noi restassimo fermi.
Si deve trattenere il fiato,
finché si calma il vento
e l’aria estranea inizia a girarci intorno,
finché il gioco di luci e ombre,
di verde e di blu,
crea gli antichi disegni
e siamo a casa,
ovunque essa sia,
e possiamo sederci e appoggiarci,
come se fossimo alla tomba
di nostra madre.

lunedì 6 febbraio 2017

Certi alberi vicini alle case ( Mariangela Gualtieri )


Certi alberi vicini alle case
sostano in una pace inclinata
come indicando come chiamando
noi, gli inquieti, i distratti
abitatori del mondo. Certi alberi
stanno pazientemente. Vicini
alle camere nostre dove gridiamo
a volte di uno stare insieme
che ha dentro la tempesta
noi che devastiamo facce care
per una legge di pianto.

( da BESTIA DI GIOIA, Giulio Einaudi Editore, Torino 2010)

lunedì 30 gennaio 2017

Whitman ha perso le foglie (Giuseppe Manitta)

illustrazione di Song Of My Self da Allen Crawford


Whitman ha perso le foglie,
ha bruciato cieli di carta
per le strade.
L’upupa è sotto gli archi
e il muschio chiede silenzio.
Distante, la bambina blu
seduta sotto la quercia.
«Non bere dal pozzo,
l’acqua è sporca di ricordi,
le folaghe sono morte,
non parlano più di ombre,
ma agitano le ali,
per salutare la neve».
È inverno.
La luna
cade dalle stille dell’alloro,
parla di sorrisi
e osserva.
La bambina blu è fuggita.
Non tornerà più.

(Poesia edita sulla rivista “Il Convivio”, 2016.
Dalla silloge inedita “Gli occhi non possono morire”)

lunedì 23 gennaio 2017

Dunque c’è la luce (Chandra Livia Candiani)


Catrin Welz-Stein


Dunque c’è la luce
e ogni foglia è attaccata al ramo
con esatto amore
e ogni foglia in orario
lascia il ramo
con audace resa
e ogni uscire dalla soglia
del corpo è ricevuto
con unanime benvenuto
da quella scienza della gioia
che proprio ora proprio qui
riempie il foglio di ghirigori
per dirti che dunque
la luce c’è.

( da Io con vestito leggero, Udine, Campanotto Editore, 2005 )

giovedì 19 gennaio 2017

[tra radici e rami] (Stefania Di Lino)

"Ho sognato un albero azzurro" di Stefania Di Lino, tecnica: pastelli acquarellabili su carta

Tutto accade / tra radici e rami / - e i rami a ben guardare sono invocazioni al cielo -/
tra la terra e il cielo / (e il tronco è un'eggregora che sale verticale)/
tutto è accaduto come oggi accade/ tra il sole e la luna / tra una stella e il suo dono /
e non sono i fianchi a muoversi / né le mani a cercare /ma è l'universo intero a roteare /
tra te e me / in questa ora fredda eppure dolce di gennaio,

lunedì 16 gennaio 2017

Olmo (Publio Virgilio Marone )

C.Lorrain, Paesaggio con Enea a Delo (1672)



Nel mezzo spande i rami, decrepite braccia,

un cupo immenso olmo ove a torme albergano,

si dice, i fallaci sogni che alle foglie sono sospesi.


(Da: "Eneide", VI, 282-284)

giovedì 12 gennaio 2017

Senryū auto-ironico

Ukiyo-e di Haruyo Morita

Haijin, povera!
contava le sillabe
senza un dito
[ n a n i t a ]

lunedì 9 gennaio 2017

Tu la notte io il giorno (Antonia Pozzi)


Tu la notte io il giorno
così distanti e immutevoli
nel tempo
così vicini come due alberi
posti uno di fronte all`altro
a creare lo stesso giardino
ma senza possibilità di
toccarsi
se non con i pensieri
Tu la notte io il giorno
tu con le tue stelle e la luna
silenziosa
io con le mie nuvole ed il
sole abbagliante
tu che conosci la brezza
della sera
ed io che rincorro il vento
caldo
fino a quando giunge il
tramonto
I rami divengono mani
tiepide
che si intrecciano
appassionate
le foglie sono sospiri
nascosti
le stelle diventano occhi di
brace
e le nuvole un lenzuolo che
scopre la nudità
La luna e il sole sono due
amanti rapidi e fugaci
e non siamo più io e te
siamo noi fusi insieme
nella completezza della luce
fioca
ondeggiante come la marea
in eterna corsa...
So cosa significa amore
quando il giorno muore

giovedì 5 gennaio 2017

Come bambini




sole d’inverno-
giocare con le onde
come bambini


[n a n i t a ]

Nei giardini di Suzhou


Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 2 gennaio 2017

D'inerzia (Beatrice Niccolai)

Silence_by_Greyguardian


Cercarmi.

Ecco a cosa avrei dovuto abituarmi.
Passare dentro al silenzio delle cose
per comprenderne il significato.

Assistere alla mia disfatta
per diventare arbusto isolato
lontano dal frastuono
dell’indifferenza.

Percepirmi fuori dall’ombra
costruirmi grembo nel deserto
e dissetare le mie radici
come fossi io
albero dei miei paesaggi.

Mi consola in tutto questo
la presenza di un sole che muore
solo per rinascere.

È in quel suo esercizio costante ed eterno,
la prova che di vita si può anche vivere
e d’inerzia, come rami nel vento,
danzare.

( da Futuro Interiore, stampato in proprio)

giovedì 29 dicembre 2016

Sotto l'albero


illustrazione:Ofra Amit, dal libro The Gift of the Magi

n a n i t a 


Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 26 dicembre 2016

Per noi (Beatrice Niccolai)


Per noi
che guardiamo gli alberi
e ci innamoriamo
delle foglie cadenti
perché inciampano come noi
anche sull’aria.

Per noi
che vinciamo solo da perdenti
a sappiamo ridere
dei giochi di luce riflessi
delle onde
senza l’incauto bisogno di sconfiggerle.

Per noi
che preghiamo in silenzio
perché neanche la voce
diventi urto
o offesa al silenzio.

Per noi
che ci addormentiamo
con sogni vivi
mentre quella metà del nero
che ci divora o ci manca,
si placa.

Per noi
è quella preghiera silenziosa
che non ha niente da consacrare
perché l’offesa
– mentre fioriscono gli alberi –
ci ha già perdonati.

[da Futuro Interiore (stampato in proprio)]


A Lino Di Sano per il dono

giovedì 22 dicembre 2016

Tra le nuvole




tra le nuvole-
sfuggito dalle mani
un palloncino


[ n a n i t a ]

Nei giardini di Suzhou

Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 19 dicembre 2016

[di cosa altro dire 'mi spiace' ] (Stefania Di Lino)

Lonely spirits di Olivier Jules 

come scriverlo?/ e di cosa altro dire 'mi spiace'?/ se profondamente ferita /
mi coglie la foglia arresa / che si lascia cadere dal ramo,



giovedì 15 dicembre 2016

Vecchie bambine



sull'erba giovane
-ridendo si rotolano
vecchie bambine
 
[ n a n i t a ]

lunedì 12 dicembre 2016

L'ombra della magnolia (Eugenio Montale)

Inchiostro dipinto su carta di riso Sumi-e di Azian Suibokuga 

L’ombra della magnolia giapponese
si sfoltisce or che i bocci paonazzi
sono caduti. Vibra intermittente
in vetta una cicala. Non è più
il tempo dell’unìsono vocale,
Clizia, il tempo del nume illimitato
che divora e rinsangua i suoi fedeli.
Spendersi era più facile, morire
al primo batter d’ale, al primo incontro
col nemico, un trastullo. Comincia ora
la via più dura: ma non te consunta
dal sole e radicata, e pure morbida
cesena che sorvoli alta le fredde
banchine del tuo fiume, − non te fragile
fuggitiva cui zenit nadir cancro
capricorno rimasero indistinti
perché la guerra fosse in te e in chi adora
su te le stimme del tuo Sposo, flette
il brivido del gelo… Gli altri arretrano
e piegano. La lima che sottile
incide tacerà, la vuota scorza
di chi cantava sarà presto polvere
di vetro sotto i piedi, l’ombra è livida, −
è l’autunno, è l’inverno, è l’oltrecielo
che ti conduce e in cui mi getto, cèfalo
saltato in secco al novilunio.

                                                    Addio

 da La Bufera e altro (1956)


giovedì 8 dicembre 2016

Un tè all'aperto


brezza leggera-
le foglie si muovono
dentro il mio tè
( n a n i t a )

lunedì 5 dicembre 2016

Frammenti di un profilo (Giovanna Iorio)

Sono stata nel bosco: installazione nel bosco di S. Elena Irpina (Avellino)
Tredici cravatte nel bosco (8/2016) di Giovanna Iorio


Mi dispiace uccellini
stasera avete incontrato
il poeta sbagliato.
Sono senza fiato
davanti a questo albero muto
da tempo nasconde
nel tronco non un nido
ma il vuoto

§§§§§§§§§§

E per la danza 
di una foglia che cade
fermare il mondo

§§§§§§§§§§

Porta mi con te
trova un sentiero
in mezzo al nero
una strada bianca
tra i sempreverdi
leviamo nuvole
di polvere al cielo.

§§§§§§§§§§

Ti sarebbe piaciuto questo giorno
nel tuo bosco c'è il sole
si riempe la corteccia d'occhi
e il muschio sale fino al cielo
deve esserci un posto
dove questo dolore diventa morbido
rifugio per le nostre parole.

§§§§§§§§§§

Il peso del mondo
lo regge un ramo
lo dice il vento
ce ne andremo piano
alcuni senza aver mai pianto
sul seno del tramonto.

§§§§§§§§§§

E nella nebbia 
di ramo in ramo
vola un pettirosso

§§§§§§§§§§

Arriva la pioggia
un albero in giardino si bagna.
Ha i limoni acerbi
il verde oggi non conosce
il giallo- è una speranza
un sogno.
Forse non esiste. L'età dell'oro.
E poi di nuovo il sole.


[ tutti i testi sono stati tratti da "Frammenti di un profilo", Giovanna Iorio, Pellicano, 2015 ]

giovedì 1 dicembre 2016

Neve nel bosco



nel bosco nevica-
scricchiolio di rami
all'improvviso
 
[n a n i t a ]

Nei giardini di Suzhou

Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 28 novembre 2016

Il pioppo (Andrea Zanzotto)

Prato con Pioppi di Claude Monet

Quale inquieta agonia
o quale calma pura
il pioppo, il pioppo spia
dubitando, e figura?

[ da Quartine del pioppo, in Vocativo, 1957 ]

giovedì 24 novembre 2016

Malinconie autunnali



le prime piogge-
le coccole del gatto
malinconiche


[n a n i t a ]

Nei giardini di Suzhou

Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 21 novembre 2016

Ciliegi (Tiziano Fratus)

acquerello "ciliegie" di Suren Nersisyan
ricordi l'euforia di fine maggio
quando il cielo sgombro e limpido
in attesa delle prime rondini
ti accompagna alla base dell'enorme ciliegio
che il vento fa ondeggiare sopra il tetto della casa
come un amante che si piega sulla donna che ama
le maniche corte ti fai spingere in alto dalle mani del padre
e ti aggrappi ai rami robusti e sali fino a metà
tiri fuori il sacchetto bianco della spesa
lo srotoli con quell'inconfondibile fracasso plastico
le mani si fanno tentacoli che rubano i frutti non ancora maturi
ma già gustosi ed è una sinfonia quella musica che parte dal palato
ti fai cullare dai capolavori nati dal gioco simmetrico della natura
dall'alternarsi delle stagioni e dallo zigzagare delle api nei fiori bianchi

la borsa si riempie di sfere rosse di foglie e di rametti neri
scendi con la pancia gonfia e gli occhi ridenti
mente porti in cucina nelle mani della madre un regalo (forse ) inaspettato

(da "Bacio le tue cicatrici- Poesie cucite a mano", 2006)

giovedì 17 novembre 2016

Enkidu-Haiku e selvaticità-


Il video di Nei giardini di Suzhou proiettato a Enkidu, Il Festival di scrittura selvatica che si è tenuto a Bologna dal 27 al 29 maggio scorsi alla mediateca di San Lazzaro e a cui hanno partecipato molti autori e poeti tra cui: Francesco Benozzo, Adriana Bonavia, Andrèe Bella, Maurizio Corrado, Matteo Meschiari, Lorenza Zambon...




lunedì 14 novembre 2016

Ogni donna conosce il proprio albero (Bejan Matur)


Forest di Thomas Dodd

Quando verrò a voi
aprirò le mie ali
incastonate di pietre nere
di quella terra desolata,
vorrei posarmi sui rami di un albero
e piangere per il dolore

ogni donna conosce il proprio albero

quella notte ho volato
sulla città che spaventa e anche il buio ho superato.
Un'anima senza ombra è abbandonata. Ho urlato.

Traduzione realizzata sulla versione inglese di Suat Karantay
Altre poesie 

giovedì 10 novembre 2016

Le foglie del bambù




le foglie del bambù-
aspettano il vento
per volare via 

( n a n i t a )

Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore. Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 7 novembre 2016

Sul bosco (Hugo Mujica)




Piove sul
bosco,

piove verde sul bosco trasparente

(la pioggia
non lascia tracce, solo passa,
                                     spogliando).


giovedì 3 novembre 2016

Alla finestra



alla finestra-
la pioggia e un libro
come compagni


[n a n i t a] 

Nei giardini di Suzhou

Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 31 ottobre 2016

[ avremo ancora sguardi ] (Stefania Di Lino)


"I Poeti sono Gente Imperfetta" scultura in carta, carta pesta, cartone, polistirolo riciclati di Stefania Di Lino

avremo ancora sguardi / da donare al mondo / e gesti protesi all’amore /
avremo ancora bocche / da cui far sgorgare / come bambini sorrisi /
e avremo becchi generosi / precisi /con cui nutrire / e ali grandi per volteggiare /
giocare planare / appagati su rami / di alberi grandi sapienti /
conosceremo le stagioni / ne sapremo il fiorire,


Grazie a Stefania per il dono di una sua poesia e opera inedita per questo piccolo spazio poetico


giovedì 27 ottobre 2016

Nel bosco


illustrazione di Andreas Lie
n a n i t a 



Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 24 ottobre 2016

Mattino (Antonia Pozzi)

"Cipresso" opera di Emilio Morini 
A lungo dalla luna infranto
or ricompone il lago
la sua incolumità
cerulea.
Presso l'isola inferma un cipresso
trae dalle nebbie le bende
per le ferite nascoste:
tacito prega, votando
il nuovo giorno - al cielo.

(1° ottobre 1933 tratta da: Antonia Pozzi: Parole - Tutte le poesie )

giovedì 20 ottobre 2016

Due piccoli acini di uva nera


dipinto sumi-e di Santo Previtera


n a n i t a 


Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 17 ottobre 2016

Sotto l'albero antico (Akiko Yosano)




Mi piace
questo alto cantare di vento.
L'alba quando cammino 
sotto l'albero di hi
dal vecchio tronco...

(da Akiko Yosano-Tanka nella interpretazione di Elpidio Jenco)

giovedì 13 ottobre 2016

Piccole foglie



n a n i t a 


Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 10 ottobre 2016

L’albero volante (Edmond Jabès)

farfalla Kallima inachis


Nei boschi ci sono alberi:
è una cosa naturale.
Sugli alberi ci sono foglie:
è una cosa evidente.
Ma se le foglie sono ali,
ecco, questa è una cosa
per lo meno sorprendente.
Volate volate, verdi alberi belli.
Per voi si apre il cielo.
Ma attenti all’autunno,
stagione fatale, quando a migliaia
le vostre ali
tornate ad esser foglie
cadranno.

[ da Poesie per i giorni di pioggia e di sole e altri scritti (Manni, 2002), trad. it. C. Agostini]



giovedì 6 ottobre 2016

Due foglie




n a n i t a 


Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 3 ottobre 2016

I mattini sono più miti (Emily Dickinson)


Charles Courtney Curran "Riposo pomeridiano"
I mattini sono più miti che in passato –
le noci si fan brune –
più piena la guancia della bacca –
la Rosa se n’è andata di città.

L’Acero indossa una sciarpa più gaia –
il campo una gonna scarlatta –
ed io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.


The morns are meeker than they were -
The nuts are getting brown -
The berry's cheek is plumper -
The Rose is out of town.

The Maple wears a gayer scarf -
The field a scarlet gown -
Lest I should be old fashioned
I'll put a trinket on.

giovedì 29 settembre 2016

Haiku-Le foglie del bambù



le foglie del bambù-
aspettano il vento
per volare via

( n a n i t a )

lunedì 26 settembre 2016

Bosco d'autunno (Boris Abramovič Sluckij )

Alberto Clapis Photo



A che somiglia un bosco in pieno autunno?
Soprattutto ad un sommesso incendio.
Lambiscono mute la coppa dei cieli
gialle lingue di fiamma.
Più d'uno scialle zingaro è screziato
il bosco ancora un po' verde.
Ad ogni albero, come a un falò,
puoi riscaldarti l'anima.


[Traduzione di Angelo Maria Ripellino]

Alberto Clapis Photo

domenica 11 settembre 2016

otto inediti di quasi autunno di Emilio Paolo Taormina

fotografia sumi-e dell'artista australiano Marcel Rawady 

dell'autunno
                  amo
      il letargo
       degli alberi
che nascondono
           nei rami
 il respiro

*

gli alberi
             spogli
come fantasmi
   si radunano
nella luce
         dell'alba

*
     le pesche
piegano i rami
   di rosa
       e carminio
ma non c'è
      la tua mano
a bagnarsi
    di profumo

*

per il sentiero
     di campagna
  scricchiola
   qualche foglia
agosto ha già
           nelle ossa
l'autunno

*
è stanca
           la campana
   grigia la sera
gli alberi spogli
  ragni senza tela

 *

il vento
             scuote
     dai rami
        degli aranci
brividi di luna
 come neve secca

*

quando avrò finito
               di scrivere
    sarà già giorno
nel quaderno
                  le parole
            saranno
suoni di stelle
         schizzi d'alberi
                    statue
spinto da fiati jazz
                 navigherò
tra arcipelaghi
                  e sirene
 *
al largo
         l'estate va via
carovana di zingari
     porta sui carri
        aromi di more
  di fichi
come un animale
       che muore
ha negli occhi
        un velo di luce

*

Si ringrazia il poeta Emilio Paolo Taormina per aver autorizzato la pubblicazione dei testi inediti che mi ha gentilmente inviato

*

Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore. Poesia protetta dai diritti d'autore.